Il mais rostrato di Valchiavenna e altre varietà locali

  • Mais rostrato di Valchiavenna durante la fase di essicazione

Nell’ambito del progetto “Aree Interne Valchiavenna” è nata una collaborazione tra la Comunità Montana della Valchiavenna e il Prof. Graziano Rossi, direttore del DSTA dell’Università di Pavia, con l’obiettivo di recuperare diverse colture tradizionali locali. Scopo finale delle diverse iniziative di salvaguardia è quello di poter avere una banca seme di varietà rustiche che potrebbero ancora trovare spazio per coltivazioni in terreni marginali poco sfruttati o abbandonati, con la produzione di prodotti tipici e la valorizzazione del territorio rurale.

MAIS ROSTRATO DI VALCHIAVENNA

Dal 2017, avvalendosi anche della collaborazione del Prof. Matteo Busconi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, il Consorzio Forestale coltiva il mais rostrato di Valchiavenna in piccoli appezzamenti in Prata Camportaccio.

La presenza di questa varietà, segnalata in valle verso la seconda metà del XIX secolo, si è ridotta progressivamente a seguito dell’introduzione delle varietà ibride commerciali a partire dal secondo dopoguerra. Solo poche famiglie ne avevano mantenuto la coltivazione per autoconsumo. Il Consorzio ha potuto recuperare la semente per la coltivazione di questo mais appezzamenti isolati da altre coltivazioni di mais, così da evitare ibridazioni con altre varietà e consentire una selezione massale finalizzata al recupero e al mantenimento dei suoi caratteri peculiari: rostratura all’apice delle cariossidi, colorazione rosso intenso, tutolo di colore bianco-rosato.

Dal 2020 il Consorzio è inoltre coinvolto del progetto “RESILIENT” (www.resilient.it), che ha l’obiettivo di fornire agli agricoltori lombardi, le informazioni e gli strumenti conoscitivi sulle buone pratiche di ri-coltivazione di varietà locali tradizionali e cultivar “antiche” recuperate di mais e patata.

Nel corso del 2022 è stato realizzato un campo sperimentale in Pratella per osservare lo sviluppo del mais rostrato di Valchiavenna alle quote superiori.

Il protocollo di gestione della coltura del mais rostrato di Valchiavenna prevede la preparazione dei campi a primavera e la concimazione con letame bovino. La semina avviene tra aprile e maggio; le successive operazioni di diserbo vengono condotte con interventi di tipo meccanico escludendo quindi l’utilizzo di erbicidi. La raccolta avviene nella prima metà del mese di ottobre. A seguito di essiccazione all’aria, le spighe vengono sgranate. Un campione di granella viene analizzato al fine di valutare l’assenza di micotossine, sostanze tossiche e cancerogene prodotte da diverse specie di muffa. Successivamente, in caso di salubrità delle spighe, la granella viene molita con macine a pietra: la farina così ottenuta ha un gusto deciso che ben si abbina ai piatti della tradizione locale e ai formaggi più saporiti.

ALTRE VARIETà LOCALI

Per arricchire ulteriormente la propria esperienza, da alcuni anni il Consorzio mantiene in coltivazione il grano saraceno (Fagopyrum esculentum) della varietà “Nustràn” di Teglio. I primi semi furono consegnati per una prova di coltivazione al Prof. Graziano Rossi, direttore della Banca del germoplasma dell’Università di Pavia e ogni anno la gran parte del raccolto viene riconsegnata alla Banca, per contribuire a conservare adeguate scorte di semente.

Un’analoga esperienza è stata condotta per il farro grande GB-302 (Triticum spelta).

L’attività di salvaguardia si estende anche alle antiche varietà di frutta ancora presenti sul territorio, con la produzione di esemplari innestati messi a dimora nel campo di piante madri in località Tanno.